giovedì 20 febbraio 2014

Non faccio nulla per nascondere quello che sento o quello che sono. Lo giuro. Nessuno sforzo. Eppure la gente non lo vede. Non vede chi sono. E io continuo a non fare nessuno sforzo per dimostrare cosa sono(o credo di essere) realmente. Eppure non si vede. La gente vede tutt' altro. Cose che io invece non sento o che non so di essere.  Ma allora mi dico, se io non ho deciso di indossare questa maschera, se non mi sento falsa, se non faccio nessuno sforzo...allora l'ho indossata inconsapevolmente? Sono pochissime, quasi zero, le persone che in 22 anni credo abbiamo capito qualcosina di me, proprio poche. La maggior parte, il resto...vede tutt'altro. Molti addirittura si fanno idee cosi specifiche, e le espongono pure con convinzione. E io faccio "si si" con la testa. Sapendo però che non ci hanno capito un cazzo. Perché in realtà non mi piace dover dimostrare chi sono. Se uno lo capisce bene. Sennò niente. Sti cazzi. Insomma non faccio nessuno sforzo, forse anche perché inconsciamente credo che chi non sia capace di andare oltre e vedere non meriti spiegazioni da parte mia. Forse è anche un atto di presunzione...ma non lo so, non lo faccio apposta. Normalmente non guardo nessuno dall' alto in basso...anzi. Eppure forse incosciamente in questo mio sentirmi incompresa c'è un atteggiamento di superiorità. Chi lo sa? Perché cavolo devo sempre analizzare tutto quello che mi accade dentro, fuori, intorno eccetera? Uff.
Pensavo...forse quello che io credo di essere è semplicemente l'idea che mi sono fatta di me stessa oppure quello che vorrei essere. Magari giudico tanto il modo di vedermi degli altri ma forse hanno ragione quando si fanno una determinata idea di me, che spesso poi è comune?!!! forse la vera me è quella che vedono gli altri? insomma come dovrei fare per capire se la verità sta in quello che credono e vedono gli altri o in quello che sento e credo io? qualcuno mi risponderebbe dicendo che è scontato che la verità stia in quello che sento io. Lo pensavo pure io fino ad un po' di tempo fa ma le idee cambiano in fretta e recentemente mi sorgono dei dubbi anche su questo. Se non metto in discussione tutto da ogni punto di vista non sono contenta. E poi, ultima cosa ma non meno importante, perché questa smania della verità? Buonanotte.

Betty
Ti si sta vedendo l’altra.
Somiglia a te:
i passi,la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.
Quando andrete per la strada
insieme, tutte e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!
Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.
E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.
Tu lascerai che ti uccida,
che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.
E verrà un giorno
- perché verrà, sì, verrà -
in cui guardandomi negli occhi
tu vedrai
che penso a lei e che la amo:
e vedrai che non sei tu.


Pedro Salinas

lunedì 10 febbraio 2014

Cambiamenti e stranezze.

Cose strane sento addosso. Formicolii di vario genere ed intensità. Il mio corpo sta cambiando. Io sto cambiando. Non so cosa mi succede. Non so se sia soltanto una forma di sensibilità o cosa. I miei sensi stanno cambiando. Sento tutto amplificato come se fossi un animale. Non so se è la scuola o sono io che sto impazzendo, o forse entrambe le cose. Vi capita mai di camminare ad esempio per casa e fermarvi all'improvviso cosi, in corridoio o in cucina e sentire dentro tutto il corpo un formicolio interiore ma anche superficiale...sulla pelle? Cosi all'improvviso mi fermo e comincio ad ascoltare il mio corpo, da dentro e da fuori, con tutti i sensi, con le orecchie interiori posso sentire anche il mio sangue che pulsa, che scorre...la vena che batte.
Vi capita mai poi di fermarvi e sentirvi un prolungamento del mondo, di tutto? come se potesse essere parte integrante di quel muro della vostra cucina, del tavolo, la sedia, il pavimento? con le mani, piedi, testa, tutto.
Come se io adesso che sto scrivendo qui su questo letto, stesa a metà, improvvisamente cominciassi a sprofondare dentro a questo letto partendo dalla mia schiena...diventando un tutt' uno con esso...

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Vado alla finestra, alzo la serrada, fuori il tempo è grigio, sotto ci sono macchine che passano e un po' più in là c'è il parco degli acquedotti, tanto verde, alberi che si muovono col vento, case e un treno che passa. Le nuvole si spostano verso est...
Mi spingo col viso verso il vetro della finestra e cerco di sentirmi parte integrante di quel mondo, immagino che la pelle del mio viso e del mio collo sia un prolungamento di quelle nuvole, che le mie mani siano un prolungamento di quegli alberi, il mio corpo di quelle case, quel treno...

Le nuvole intanto passano...

"Le nuvole passano e si disperdono
Sono quelli i volti dell'amore, quelle pallide
irrecuperabilità?
E' per questo che agito il mio cuore?"



Betty

domenica 9 febbraio 2014

Autosabotaggio?

Ho sempre creduto, pensato, di sapere che cosa volevo. Almeno da certi punti di vista. Ma l'unica cosa di cui sono certa in questo momento è ciò che voglio fare nella vita. Ciò che vorrei diventare, quello che sarà, si spera un giorno, il mio lavoro . ( E delle volte sorgono dubbi, che scaccio, anche su quello).
In questo periodo della mia vita, ennesima crisi esistenziale da un mesetto( le terza credo), non so più cosa voglio. Nella mia vita ho sempre dato una grossa importanza e spazio ai sentimenti, all'amore. Mi sono resa conto che ho passato praticamente tutta la vita con quell'unico obiettivo. Che nonostante io facessi tante altre cose che amavo...tutte in qualche modo mi portavano a quell'unica cosa. Sono stata romantica da far schifo, da voltastomaco.( Se penso alla me stessa di una volta da un lato mi viene il diabete e dall'altro mi manco.) Ma poi la vita ti cambia, le esperienze negative ti rendono una persona peggiore, invece che migliore.
Ti rendono cinico, ti svuotano...con la conseguenza che più vai avanti e più fai fatica a meravigliarti, a lasciarti "toccare" dalle persone, ad innamorarti o semplicemente a trovare davvero dentro di te la voglia di iniziare una relazione, di condividere tutto con quell'unica persona, di dedicare del tempo a qualcuno e renderlo partecipe della tua vita H24. Insomma se da un lato c'è ancora una piccola parte di me che desidera ardemente condividere tutto con qualcuno di speciale, dall'altro sento che lentamente mi sto trasformando in qualcosa di distaccato ed incapace di provare sentimenti veri per qualcuno. Man mano che vado avanti mi trasformo sempre di più in un animale indipendente. (L'amore si riduce semplicemente ad un bisogno? e quando impariamo a stare da soli, senza bisogno di affetto, diventiamo incapaci di amare? allora l'amore è davvero soltanto un bisogno?) Allora sorgono i dubbi sulle mie capacità di amare, perché se in passato credo di aver amato davvero una persona (soltanto una delle due), adesso sento di non esserne più capace? i conti non tornano. Non si può perdere cosi la capacità di amare? e come si fa a ritrovarla dentro e fuori di se, nel caso? O forse semplicemente davvero non ho mai amato, ho finto senza rendermene conto? forse dietro ai miei ti amo c'era soltanto un bisogno di affetto, di essere amata? Cosa vuol dire amare davvero? tutto e niente. Forse quello che noi chiamiamo amore non è che una semplice reazione chimica che nasce, cresce e finisce come tutte le cose. E noi perché ci meravigliamo tanto che questo fantomatico amore finisca? infondo tutto ha una nascita ed una morte, la vita stessa ha una fine, come potrebbe l'amore durare "per sempre"?
Come facciamo a illuderci che sia cosi per metà della nostra vita, a crederlo per tutto questo tempo...perché ci hanno inculcato queste false speranze? Forse semplicemente abbiamo visto troppi film sbagliati da bambini.
Sono diventata cosi indipendente e solitaria che ho cominciato ad avere atteggiamenti di autosabotaggio. Appena ho qualche "buona occasione" non faccio altro che scappare. E la cosa peggiore è che questo non avviene soltanto in campo "amoroso". Vorrei uscire e resto a casa, mi invitano ad una festa e rifiuto ma un minuto dopo me ne pento. Eppure non cambio la volta dopo, pur sapendo che me ne pentirò. Un ragazzo mi invita ad uscire, penso anche che lui potrebbe essere interessante ma rifiuto. Sembra tanto una punizione che infliggo a me stessa.


Betty